Non è tutto oro quello che luccica

Ho cominciato il mio viaggio, e subito incontro il Re di Denari, sfavillante nella sua apparenza luminosa. Nel breve volgere di mezzora, però, mi ricordo di me. Quante volte ho proiettato la mia luce, la mia forza, la mia bellezza su un altro, convinta che fossero il patrimonio di chi era con me! Bene, la prima lezione è che cerco qualcosa, anche se non so cosa, ma è importante ch’io rimanga con i piedi per terra e guardi negli occhi chi ho davanti. Troppe volte ho avuto aspettative non soddisfatte, e ci sarà una ragione, per questo. Quindi, Re di Denari, prendo quello che hai da darmi e ti dò quello che ho per te, e mi fa piacere che sia tutto così semplice. La ricerca continua, non mi faccio ingannare dalla luce dell’oro che porti.

Io cerco la persona che sia capace di amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissanguarlo; cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente da vantaggi o svantaggi sociali, affinché l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo mezzo in vista di uno scopo.

Jung – Lettera a Sabina Spielrein

Il giardino della bellezza

Nove di Denari

Una giornata di sole, finalmente! E’ stato bello uscire, vedere gente e soprattutto conoscere persone nuove. Una certa armonia permeava l’aria, oggi, proprio come in questo Nove di Denari, dove una donna si gode il suo giardino curato, fra grappoli d’uva, colline e alberi. Sulla sua mano è appoggiata un’upupa, simbolo di creatività e di intuizione poetica. Strano, gli incontri di oggi hanno decisamente stimolato la mia vena creativa, e hanno risvegliato la mia sete di bellezza. La verità è che sto scoprendo il piacere dell’arte, mi dà l’impressione di un’Arca di Salvezza in un mondo che va sempre più veloce verso qualcosa di indefinito. Pensare, vivere, agire dalla bellezza rende la vita gentile, meditativa e, qualsiasi cosa accada, l’espressione sarà gentile e meditativa. Una pausa dagli eventi e dal tumulto ogni tanto ci vuole. E siccome ogni giorno porta con sè una nuova scoperta, oggi posso dire di aver incontrato l’arte.

Upupa, ilare uccello calunniato
dai poeti, che roti la tua cresta
sopra l’aereo stollo del pollaio
e come un finto gallo giri al vento;
nunzio primaverile, upupa, come
per te il tempo s’arresta,
non muore più il Febbraio,
come tutto di fuori si protende
al muover del tuo capo,
aligero folletto, e tu lo ignori.

“Upupa, ilare uccello calunniato” – di Mauro Candiloro

Espansione e contrazione

Dopo una grande apertura non può non esserci un momento di raccoglimento. Oggi è stato un giorno così: ho riguardato mentalmente tutto quello che ieri, giorno di esposizione verso gli altri, è accaduto. Mi sono criticata e mi sono lodata. Ora è il momento del guardare dentro, di tenersi bens tretti i successi e anche le paure, le autocritiche. Tutto il mio mondo è al centro, e la mia sfera individuale senz’altro domani aprirà le sue porte al mondo, nuovamente. Per oggi è così, non son stata generosa, ho solo cercato di nutrirmi e nutrirmi bene, l’anima.

[…] in questo cammino vorrei innanzitutto distinguere la solitudine interiore, la solitudine dell’anima, la solitudine creatrice e la solitudinedolorosa, la solitudine negativa, lasolitudine-isolamento. […] Nella solitudine interiore, che rinasce sulla scia di esigenze portatrici di riflessione e di meditazione, di serenità e di speranza, non si delineano se non differenze emozionali legate alla maggiore o minore profondità e radicalità del vissuto.

Eugenio Borgna -La solitudine dell’anima

Una Regina, un Cavaliere e la Ruota della Fortuna

Questa sera le carte sono tre. Un Cavaliere di Bastoni, pieno di fuoco, una Regina di Denari, meditativa e serena, e la Ruota della Fortuna. Mi è piaciuto vedere questo maschile potente vicino a questo femminile evoluto, e insieme a loro il destino che gioca a rimpiattino. C’è un rincorrersi, un evitarsi,un gioco di seduzione che non si sa dove porterà, ma il bello è proprio questo. Rappresenta forse la forza che mi muove, in questi giorni, la voglia di sentirmi nuovamente vulnerabile, aperta agli scherzi della vita. E’ decisamente eccitante sentirsi coraggiosa, pur nella semplicità, col sorriso di chi è in pace ma vuol giocare le sue carte. Il vento mi sta ancora scompigliando i capelli, e mi piace.

Non ci si strappa via la pelle che pareva la nostra senza soffrire. Non ci si stacca facilmente da quello che siamo state, qualcosa dura e si torce. Non ci si accomoda in una forma imprevista senza la paura dell’inaadeguatezza. Il sentimento gioioso della liberazione prevale, ma l’anestetico della gioia non cancella la realtà del taglio.

Elena Ferrante – L’invenzione occasionale

Parola d’ordine: allegria!

Oggi c’è stato chi ha portato allegria nella mia quotidianità. Il Cavaliere di Denari mi ricorda proprio questo, chi porta leggerezza, risata e voglia di avventura. Infatti la giornata è stata scandita da incontri sereni, di luce. Ci sono stati incontri reali, con persone simpatiche e energetiche, e chat virtuali con amici che stanno riscoprendo la loro vitalità, presi da nuovi desideri e da nuove sfide. Ecco che, per comprendere il dilemma che ieri mi si presentava, è arrivata la risposta: l’allegria. Con le antenne alzate, in attesa dei segni,ho ricevuto risposta. Non ci sono dubbi, bisogna curare il lato gioso come si cura quello disciplinato, bisogna aggiungere il gioco alla consuetudine.

Riconoscersi

Oggi è il giorno del Sette di Denari, il giorno del riconoscimento. Penso che celebrerò ogni anno il 18 aprile come Il Giorno del Riconoscimento. Ho guardato indietro, ho annusato l’aria, ho sentito il sapore forte del pepe della vita, ho ascoltato le onde del passato, ho toccato la seta dei ricordi. Ho provato a comprendere cosa ha lasciato il suo segno dentro, e man mano che mi spingevo in là, all’interno, la visione si rishiarava sempre più. Ciò che ha contato sono stati i momenti che ho voluto veramente vivere, quando non sono scesa a compromessi, quando finalmente la verità erompeva forte da dentro. In questo la solitudine ha aiutato molto, mi ha permesso di scegliere, di fermarmi un secondo ad ascoltarmi prima di dire sì, oppure no. Potevo scegliere, e ogni volta, giusta o sbagliata che fosse, la scelta è diventata un’esperienza. Oggi mi sento di dire che la vita va vissuta fino in fondo, credendo nel proprio fiuto, nel proprio cuore. Onestamente.

Noi restiamo inchiodati alla terra, quanto raramente saliamo! Potremmo tentare di elevarci un poco. Potremmo almeno arrampicarci su un’albero. Una volta lo feci e mi fu utile. Era un pino bianco molto alto, sulla cima di una collina e sebbene fossi in una posizione piuttosto precaria ne fui ben ripagato, poiché mi si svelarono all’orizzonte nuove vette, mai contemplate, terre nuove, cieli nuovi. Avrei potuto camminare ai piedi di quell’albero per settant’anni senza mai sospettare che esistessero. Ma soprattutto scoprii intorno a me – eravamo verso la fine di giugno – sulla punta dei rami più alti, alcuni piccoli, rosei germogli a forma conica, il fertile fiore del pino bianco teso verso il cielo.

Henry David ThoreauCamminare

andiam, andiam, andiam a lavorar!

Anche oggi ho la mia bella esperienza su cui lavorare, anche se so che non conta nulla. Eggià perché l’ho capito che tutto questo è un giochino per farmi riempire il tempo, mentre attendo speranzosa che accada l’estasi divina. Intanto me la sbrigo con le mie insoddisfazioni, con i piccoli dolori quotidiani lavorandoci su. Che brutta frase “lavorarci su” per raccontare quello che faccio: in realtà prendo i fastidi e i guai, li metto nel pentolone del mio cuore, faccio bollire, bollire, bollire, bollire e alla fine prendo la pietra preziosa che esce da questa trasformazione e la guardo con la felicità nello sguardo. Quindi benvenuti inciampi quotidiani, piccole ferite dovute ai rapporti con le persone, benvenuto a tutto ciò che arriva. Tanto lo so che è tutto samsara, è tutta rappresentazione.



L’antichissima sapienza indiana dice: «È Maya, il velo ingannatore, che avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale non può dirsi né che esista, né che non esista; perché ella rassomiglia al sogno, rassomiglia al riflesso del sole sulla sabbia, che il pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche rassomiglia alla corda gettata a terra, che egli prende per un serpente» (Questi paragoni si trovano ripetuti in luoghi innumerevoli dei Veda e dei Purana).

Arthur Schopenhauer

Giocando

Una giornata di assoluto relax, dove gli avvenimenti incalzanti delle scorse settimane hanno potuto avere lo spazio per sedimentarsi. Finalmente ho dormito tanto, ho guardato fuori dalla finestra senza pensare, ho meditato con calma. Ho anche giocato con l’IKing, ho letto il responso con attenzione e serenità. Insomma l’immagine di questo arcano minore è proprio azzaccata: le ondate burrascose delle scorse settimane sono alle mie spalle; Le ho lasciate dietro di me e sono rimasta sulla spiaggia a fare giochi di equilibrio. Per il momento va tutto bene, mi sono presa una meritata giornata di recupero dalle fatiche degli ultimi tempi. Affronterò i problemi, ma questo Due di Denari mi conferma che faccio bene a rimandare e stare un po’ con me stessa. Domani non dovrò essere preparata, dovrò essere centrata. Così anche oggi sono grata ai Tarocchi che mi hanno bisbigliato nell’orecchio che va tutto bene, che il riposo è importante, e che posso sentirmi serena, perchè l’unica cosa che rimane, alla fine, è il gioco, e non il giocatore.

Continuai ad assaporare il fresco e il silenzio della sera. L’albergo sorgeva lontano dal paese, e lungo la strada davanti a me non passava nessuno.[…] Poichéavvertivo una certa sonnolenza, decisi di fare subito l’esercizio. Versai il contenuto della bottiglia sul suolo di cemento; si formò immediatamente una pozza. Non aveva nè immagine nè forma, ma non ero certo in cerca di queste. Con le dita cominciai a sfiorare l’acqua fresca; mi sentii scivolare nello stato ipnotico di quando si guarda il fuoco. Non pensavo a niente, stavo solo giocando. Giocando con una pozza d’acqua. Tracciai alcuni segni sul bordo, e fu come se la pozza si trasformasse in un sole bagnato; ma i tratti si unirono immediatamente, fondendosi. […] Ero tutto assorbito da quell’esercizio assurdo, che non aveva alcuno scopo, ma che mi risultava assai piacevole.

Paolo Coelho – Il cammino di Santiago

Un dono in arrivo?

Una mano dal cielo mi porge un bellissimo talento d’oro. Che bella immagine, e che bel pensiero! Tutta la mente e il cuore si colorano di giallo, un giallo intenso e lucente. Non conosco ancora questo regalo, però, lo attendo trepidante. Mi ricordo di aver ricevuto in cambio di fatica, di sforzo, fino a oggi. Anzi no, devo dire che ho anche ricevuto doni meravigliosi e inaspettati. Il mio papà adorava farmi sorprese, quando ero piccola. Sono ingiusta, ho avuto doni bellissimi anche da altre persone, e ne ho ricevuto uno anche oggi, inaspettato. L’andamento ondivago di questi giorni non mi fa riconoscere ciò che ricevo da ciò che dò. C’è un sacco di movimento, un giorno trafitta da 10 spade, il giorno dopo benedetta da un dono, e forse anche da un per-dono. Grazie a te che offri qualcosa di tuo per condividerlo con me. Ti sono grata.

Il lavoro del perdono riconosce l’alterità dell’Altro come inassimilabile alla nostra identità, ruota attorno alla libertà irriducibile, riconosce la piega che non si può lisciare, l’increspatura, la rugosità della parete dell’altro, la distanza che separa il reale dell’oggetto amato da ogni sua rappresentazione ideale.[…]

Per questo il perdono èun lavoro che può avvenire solo in solitudine; palpare con incertezza e alla cieca il corpo dell’Altro – divenuto straniero – per arrivare alla fine a riconoscerne nuovamente l’identità.

Massimo RecalcatiNon è più come prima

Un buon lavoro

Mi guardo indietro, e scopro di aver fatto un buon lavoro. Certo, sono stata assistita dalla fortuna, ma tutto sta confluendo in un unico grande fiume. Le esperienze del passato, le più disparate, si mettono insieme come in un puzzle magico, creando una nuova immagine di me. Che si plasma anche all’esterno, che modifica il corpo, le sue movenze. Sono stata tanti pezzi, ora comincio a essere una sola. Il lavoro era senza dubbio inevitabile, ma chi poteva immaginare che avrebbe portato qui? Tutto lo sforzo, la spinta a tenere duro, fino a poco fa non hanno avuto un senso. Ora guardo indietro e riconosco, ringrazio la fiducia che mi ha accompagnato, ringrazio la Natura che mi ha dotato del coraggio di andare avanti, ringrazio tutto quello che mi è accaduto, perché tutto aveva un senso. Doveva portarmi qui.

Quando ci si ricorda dei bambini coraggiosi che si è stati, bisogna pensare a ciò che a quel tempo mancava. Di cosa ci si può dotare adesso? Come gli esseri adulti che da bambini si sarebbero voluti accanto, adulti amorevoli, incoraggianti, che sostenevano e confortavano, che comprendevano senza provare pena?Allora quello era il proprio destino; adesso, da adulti, si può essere riconoscenti verso i bambini che si è stati. Come un corridore che tiene in mano la staffetta, o il tedoforo che passa la torcia olimpica, il bambino che si è stati ha fatto la prima parte della corsa intorno alla pista e ha affidato le sue esperienze all’adolescente, che ha affrontato quella che può essere diventata una corsa a ostacoli. Quindi, da giovani adulti, qualunque sia l’età in cui ci si trova adesso, il ciclo della propria vita è andato avanti.
Jean S. Bolen – Artemide