Ho trovato un tesoro!

E’ estate, e la mia vita scorre, mi scuso con le mie lettrici e i miei lettori se qualche giorno non mi trova pronta a scrivere novità. Nel frattempo, come dicevo, la vita va avanti e ieri sera mi è capitato di andare al cinema. Il film si chiamava Momenti di trascurabile felicità, tratto da un libro di Francesco Piccolo. Ecco, a quella visione vorrei dedicare questa bellissima Regina di Denari, che, come me, ha trovato un tesoro. Sono stata colpita da una consapevolezza forte, dopo il film. Ci sono amori che ci sembrano scontati, ci sono attimi di condivisione e di piacere nello stare insieme agli altri ai quali non diamo il valore reale. Non importa cercare quello che non c’è, la cosa importante è fare con quello che si ha, e farlo al meglio. Sì perché questa è la nostra vita, e ogni attimo perso nell’inconsapevolezza è perduto per sempre. Qui, ora, felice di esserci e felice di fare con quello che c’è.

Lui si accese di colpo. Era il suo dono, il suo difetto, il suo destino. “Amato” ripetè,”vedo bene che fu così”. I loro occhi si incontrarono;o piuttosto si scontrarono, perché ognuno avvertì dietro gli occhi dell’altro che l’essere segregato che aspettava nell’oscurità, mentre il suo agile compagno superficiale sbraitava e si agitava e teneva la scena, si era levato improvvisamente; aveva gettato il mantello e sfidava l’altro. Era allarmante, era terribile. Erano vecchi e bruniti fino a una levigatezza traslucida, tanto che Roderick Serle poteva andare a una dozzina di feste a stagione, forse, senza provare niente di particolare, o solo rimpianti sentimentali, e il desiderio di belle immagini, come quella del ciliegio in fiore. E tutto il tempo ristagnava in lui, apatica, una sorta di superiorità rispetto ai suoi interlocutori, un senso di risorse non sfruttate, che lo rimandavano a casa insoddisfatto della vita, di se stesso, sbadigliante, vuoto, capriccioso. Ma adesso ecco, del tutto improvvisamente, come una bianca folgore nella nebbia (ma quest’immagine si forgiò e si mostrò con l’inevitabilità di un lampo), ecco era successo; la vecchia estasi della vita; il suo assalto invincibile; perché era sgradevole, e nello stesso tempo rallegrava e ringiovaniva e riempiva le vene e i nervi di fili di ghiaccio e di fuoco; ed era spaventosa.

Virginia Woolf – Uniti e divisi

Regina di Spade

So diventare molto dura, a volte. Se mi capita di incontrare situazioni che non sopporto non scendo a compromessi; oggi è accaduto proprio questo. Mi sento come questa Regina di Spade, in mano ho un’arma tagliente, cristallina, pura. Faccio comunque quello che voglio. Un gran vantaggio, saper prendere responsabilità delle proprie azioni e della propria vita. Dona la libertà di essere quello che si è. E allora, a volte, bisogna essere potenti e granitici, anche se leggeri come la Nike di Samotracia. Benvenuta Regina temuta e potente, sono qui ad accoglierti. Come Kali ho cento braccia che distruggono, cento braccia che creano. Il punto di svolta fra questa sensazione odierna e l’agitarsi scomposto dei violenti è l’etica. Mi guardo allo specchio al mattino, vedo l’età che avanza e vedo anche la bellezza dell’animo che fiorisce, giorno dopo giorno.

Durga

Una guerra tra Demoni e Dei Nella tradizione iconografica hindu, Durga porta con sé una lancia, un arco, una spada, una conchiglia -che rappresenta il potere del suono-, un fiore di loto -per rappresentare la fertilità-, un rosario (mala) -per simbolizzare la preghiera. Si narra che Durga fu creata come dea guerriera per combattere e distruggere il demone Mahishasura. Che, a seguito di intense preghiere a Brahma, aveva ottenuto la grazia di non poter essere sconfitto da alcun uomo o essere celeste. In virtù di questo potere, il demone sconfisse tutti gli dèi e la Trimurti, ossia la forma triplice dell’Essere supremo dell’Induismo manifestantesi nelle tre divinità di Brahma, Shiva e Vishnu. Questo fatto scatenò un regno di terrore sulla terra, in cielo e negli inferi. Dal momento che solo una donna avrebbe potuto ucciderlo, gli dèi e la triade crearono un abbagliante raggio di energia dal quale nacque Durga. La sua forma era di una bellezza accecante, con il viso scolpito da Shiva, il busto da Indra, il seno da Chandra (la Luna), i denti da Brahma, le natiche dalla Terra, le cosce e i ginocchi da Varuna (il vento), e i tre occhi da Agni (il fuoco), con il corpo dorato e dieci braccia. Ogni dio le diede anche la sua arma particolare: Shiva il tridente, Vishnu il disco, Indra la folgore. Dopo diversi giorni di battaglia contro il Demone, durante i quali il suo esercito venne decimato, egli fu finalmente ucciso il decimo giorno con la luna piena.

articolo su Yogajurnal di Sally Kempton

Una Regina, un Cavaliere e la Ruota della Fortuna

Questa sera le carte sono tre. Un Cavaliere di Bastoni, pieno di fuoco, una Regina di Denari, meditativa e serena, e la Ruota della Fortuna. Mi è piaciuto vedere questo maschile potente vicino a questo femminile evoluto, e insieme a loro il destino che gioca a rimpiattino. C’è un rincorrersi, un evitarsi,un gioco di seduzione che non si sa dove porterà, ma il bello è proprio questo. Rappresenta forse la forza che mi muove, in questi giorni, la voglia di sentirmi nuovamente vulnerabile, aperta agli scherzi della vita. E’ decisamente eccitante sentirsi coraggiosa, pur nella semplicità, col sorriso di chi è in pace ma vuol giocare le sue carte. Il vento mi sta ancora scompigliando i capelli, e mi piace.

Non ci si strappa via la pelle che pareva la nostra senza soffrire. Non ci si stacca facilmente da quello che siamo state, qualcosa dura e si torce. Non ci si accomoda in una forma imprevista senza la paura dell’inaadeguatezza. Il sentimento gioioso della liberazione prevale, ma l’anestetico della gioia non cancella la realtà del taglio.

Elena Ferrante – L’invenzione occasionale

Furba o intelligente?

Questa Regina di Bastoni, con in mano il fiore che adegua il suo volto alla traiettoria del sole, e con un gatto nero ai suoi piedi, è l’altra faccia della femminilità. Sembra che agisca solo per il suo tornaconto, ma, in realtà, sa vedere lontano: è la strega. Ciò che di noi femmine ha sempre spaventato l’uomo, a partire dal padre della psicanalisi, Freud, che considerò la donna come un essere misterioso. Cioè, non aveva capito nulla. Siamo misteriose, siamo streghe, sentiamo sulla pelle ciò che non può essere pensato. In più, vediamo lontano, e costruiamo destini. Oggi ho incontrato la mia manager interiore, avevo un sacco di impegni da far coincidere, avevo persone da incontrare e da capire, senza liquidare i sorrisi e le lacrime con una scrollata di spalle. Ho dovuto far ricorso alla sciamana che alberga dentro le mie ossa, e l’ho fatto volentieri. Una lunga esperienza, competenze di vita e di fatica, disillusioni e dolori hanno instillato dentro le fibre la forza. Sono certa che sarà lì fino all’ultimo respiro.

Alla mia povera fragilità

guardi senza sprecar parole.

Tu sei di pietra, ma io canto.

Tu sei un monumento, ma io volo.

Io so che il più tenero maggio

all’occhio dell’Eternità è nulla.

Ma io sono un uccello e non incolparmi

se una facile legge m’è imposta.

Marina I. CvetaevaPoesie

Sono piena d’amore

E’ così, succede, a volte. Mi sento come questa Regina di Coppe, piena d’amore, la coppa pronta per offrirlo. Sarà il riposo del fine settimana, sarà che ho visto amici per i quali nutro un affetto particolare, ma stasera mi sento proprio seduta su un trono, con una coppa in mano, sento il suono della risacca del mare. L’aria profuma di salsedine, e i miei piedi sono poggiati sulla sabbia ornata di conchiglie. Rilassata, tranquilla, col cuore gonfio e grato per tutto quello che la vita regala. L’amicizia, l’affetto, il sole che sorge, il sole che tramonta, la luna piena e i fiori che sbocciano. Un momento di grazia, e ringrazio che sia così.

Poesia di Mariangela Gualtieri, Io ringraziare desidero