La solitudine

Arriviamo a questo mondo in perfetta solitudine, non c’è nessuno che ci guida nel cammino. Possediamo un sufficiente istinto animale per uscire dall’utero della madre ed entrare nel mondo. Immagino che succeda lo stesso quando ce ne andiamo, la certezza è che siamo, anche in quel caso, soli. La carta n. IX L’Eremita mi ricorda proprio questo, l’essere sola ma dotata di quell’istinto che mi permette di affrontare tutto. La lampada che è nelle mie mani non mi appartiene, appartiene al genere umano, o forse alla Natura intera. Il bastone che mi aiuta nel cammino poggia sulla Terra, che mi dà anche il nutrimento necessario alla sopravvivenza. Ecco, in certi momenti è salutare ricordarsi che siamo uno con Tutto, e allo stesso tempo siamo soli. Un mistero, un enigma insolubile, è ciò che mi fa vivere ogni giorno come un’avventura strordinaria.

Lamento di fanciulla

Negli anni dell’infanzia

Di noi tutte era mite questa voglia

Di essere sole a lungo.

Altri passavano il tempo in contese,

noi avevamo la nostra parte

di mondo, col vicino e col lontano,

un animale, un sentiero, un’immagine.

Ed io credevo ancora che la vita

Mai non cessasse di offrire i suoi doni

Al pensiero che di sé si alimenta.

L’orizzonte più vasto non è in me?

Ciò ch’è mio non vuol più consolarmi

E comprendermi come nell’infanzia?

D’un tratto è come se fossi respinta

E un peso troppo grande

Mi diventa questa solitudine,

quando, alta sui colli

dei miei seni l’anima gridando

invoca ali o una fine.

Rainer Maria RIlke – Poesie

Regina di Spade

So diventare molto dura, a volte. Se mi capita di incontrare situazioni che non sopporto non scendo a compromessi; oggi è accaduto proprio questo. Mi sento come questa Regina di Spade, in mano ho un’arma tagliente, cristallina, pura. Faccio comunque quello che voglio. Un gran vantaggio, saper prendere responsabilità delle proprie azioni e della propria vita. Dona la libertà di essere quello che si è. E allora, a volte, bisogna essere potenti e granitici, anche se leggeri come la Nike di Samotracia. Benvenuta Regina temuta e potente, sono qui ad accoglierti. Come Kali ho cento braccia che distruggono, cento braccia che creano. Il punto di svolta fra questa sensazione odierna e l’agitarsi scomposto dei violenti è l’etica. Mi guardo allo specchio al mattino, vedo l’età che avanza e vedo anche la bellezza dell’animo che fiorisce, giorno dopo giorno.

Durga

Una guerra tra Demoni e Dei Nella tradizione iconografica hindu, Durga porta con sé una lancia, un arco, una spada, una conchiglia -che rappresenta il potere del suono-, un fiore di loto -per rappresentare la fertilità-, un rosario (mala) -per simbolizzare la preghiera. Si narra che Durga fu creata come dea guerriera per combattere e distruggere il demone Mahishasura. Che, a seguito di intense preghiere a Brahma, aveva ottenuto la grazia di non poter essere sconfitto da alcun uomo o essere celeste. In virtù di questo potere, il demone sconfisse tutti gli dèi e la Trimurti, ossia la forma triplice dell’Essere supremo dell’Induismo manifestantesi nelle tre divinità di Brahma, Shiva e Vishnu. Questo fatto scatenò un regno di terrore sulla terra, in cielo e negli inferi. Dal momento che solo una donna avrebbe potuto ucciderlo, gli dèi e la triade crearono un abbagliante raggio di energia dal quale nacque Durga. La sua forma era di una bellezza accecante, con il viso scolpito da Shiva, il busto da Indra, il seno da Chandra (la Luna), i denti da Brahma, le natiche dalla Terra, le cosce e i ginocchi da Varuna (il vento), e i tre occhi da Agni (il fuoco), con il corpo dorato e dieci braccia. Ogni dio le diede anche la sua arma particolare: Shiva il tridente, Vishnu il disco, Indra la folgore. Dopo diversi giorni di battaglia contro il Demone, durante i quali il suo esercito venne decimato, egli fu finalmente ucciso il decimo giorno con la luna piena.

articolo su Yogajurnal di Sally Kempton

Il cerchio si chiude

Sono stati giorni intensi, anche faticosi e ansiosi. Quando c’è la salute in ballo, magari di una persona cara, nulla è trascurabile, tutto diventa grande, ci si preoccupa, ci si occupa, si va avanti e indietro, ci si volta a destra e a sinistra, si guarda in su e in giù. Poi, quando la burrasca passa, ecco che appare il Dieci di Denari. Un cerchio si è chiuso, ho dato amore e ne ho ricevuto, sono stata vicina al mio cuore e tutto questo mi ha dato doni inaspettati. Alla fine è proprio vero che ogni giorno è un’avventura, con il cuore aperto si scoprono nuovi sentimenti, nuovi spazi in cui giocare liberamente. Allora grazie, un’altra volta, anche se è stata dura, anche se c’è sonno, bisogno di riposo, dopo una lunga cavalcata nel deserto dello spavento. Un ciclo è finito, ma è finito bene. Credo che sia la gratitudine a far diventare questo Dieci un Dieci di Denari e non un Dieci di Spade. Sto scoprendo che ogni occasione è buona per essere grati.

Può esserci al mondo qualcosa di più sciocco, dico io, dei ragionamenti di coloro che si dichiarano previdenti? Sono indaffarati più degli altri e per poter vivere meglio si preparano la vita futura sacrificando quella presente. Fanno piani a lungo termine. Ma il modo migliore di sprecare la vita è quello di rinviarne il godimento: è questo continuo rimandare che ci brucia i giorni uno dopo l’altro, che ci sottrae il presente con la promessa del futuro. Il maggior ostacolo della vita è l’attesa: fa dipendere tutto dal domani e intanto sciupa l’oggi. Tu vorreti organizzare quanto è nelle mani del destino e ti lasci sfuggire ciò che è già nelle tue. A quale scopo? A cosa vorresti arrivare? Tutto quanto deve ancora venire è incerto: vivi il tuo presente.

Lucio Anneo Seneca – La brevità della vita.

Allarme rosso! Romantic mood

Questo Fante di Spade mi avverte del pericolo incombente. Sono stranamente romantica, oggi, e so per esperienza che l’atmosfera è molto pericolosa. Si porta dietro un sacco di passato, lacrime provocate da canzoni mielose, perplessità di fronte alle esperienze della vita. Il Fante di Spade è un idealista, sogna. Ho sognato anche troppo, finora, e ho voglia di sperimentare davvero. Quindi, caro Fante di Spade, caro romanticismo, mi piacete molto, ma vi tengo lì, come la chiave della serratura del cuore, ma non mi fregate più. Sono troppo esperta della vita, troppo libera per pensare all’amore come vogliono tutti questi vecchi schemi. Ancora una volta, apro le ali e volo, guardo a tutti questi bei sentimenti, sorrido e intanto spicco il salto che mi permette di andare oltre, di vedere di più.

Elemosinare

Oggi è stata una giornata tumultuosa, di quelle che non sai se finirai a vegliare una moribonda oppure a far la spesa. Per fortuna ho fatto la spesa. Nella mia ricerca sull’amore, però, ho avuto tutto l’agio di indagare la natura dei miei rapporti con la mia famiglia. Questo Sei di Denari mi rammenta lo schema che ripeto: anche se non ce n’è alcun bisogno, mi ritrovo a elemosinare attenzione. La realtà è completamente diversa, sono un pilastro e ben riconosciuta, all’interno del nucleo famigliare, molto apprezzata e anche amata. E allora perché? Cosa mi spinge a ripetere questo paradigma? Capisco che ogni volta che la situazione mi rende fragile, perché ho paura, perché il pericolo c’è davvero, cedo al vecchio schema e ritorno, come una bimba che ha bisogno di punti di riferimento antichi e sicuri, a sentirmi un’esclusa. La sindrome della Piccola Fiammiferaia mi serve, da qualche parte, e devo scoprire qul è la sua utilità. Probabilmente ci sono altri cento diversi modi per ottenere l’amore che desidero senza elemosinare.

Era l’ultimo giorno dell’anno: faceva molto freddo e cominciava a nevicare. Una povera bambina camminava per la strada con la testa e i piedi nudi. Quando era uscita di casa, aveva ai piedi le pantofole che, però, non aveva potuto tenere per molto tempo, essendo troppo grandi per lei e già troppo usate dalla madre negli anni precedenti. Le pantofole erano così sformate che la bambina le aveva perse attraversando di corsa una strada: una era caduta in un canaletto di scolo dell’acqua, l’altra era stata portata via da un monello. La bambina camminava con i piedi lividi dal freddo. Teneva nel suo vecchio grembiule un gran numero di fiammiferi che non era riuscita a vendere a nessuno perché le strade erano deserte. Per la piccola venditrice era stata una brutta giornata e le sue tasche erano vuote. La bambina aveva molta fame e molto freddo. Sui suoi lunghi capelli biondi cadevano i fiocchi di neve mentre tutte le finestre erano illuminate e i profumi degli arrosti si diffondevano nella strada; era l’ultimo giorno dell’anno e lei non pensava ad altro! Si sedette in un angolo, fra due case. Il freddo l’assaliva sempre più. Non osava ritornarsene a casa senza un soldo, perché il padre l’avrebbe picchiata. Per riscaldarsi le dita congelate, prese un fiammifero dalla scatola e crac! Lo strofinò contro il muro. Si accese una fiamma calda e brillante. Si accese una luce bizzarra, alla bambina sembrò di vedere una stufa di rame luccicante nella quale bruciavano alcuni ceppi. Avvicinò i suoi piedini al fuoco… ma la fiamma si spense e la stufa scomparve. La bambina accese un secondo fiammifero: questa volta la luce fu così intensa che poté immaginare nella casa vicina una tavola ricoperta da una bianca tovaglia sulla quale erano sistemati piatti deliziosi, decorati graziosamente. Un’oca arrosto le strizzò l’occhio e subito si diresse verso di lei. La bambina le tese le mani… ma la visione scomparve quando si spense il fiammifero. Giunse così la notte. “Ancora uno!” disse la bambina. Crac! Appena acceso, s’immaginò di essere vicina ad un albero di Natale. Era ancora più bello di quello che aveva visto l’anno prima nella vetrina di un negozio. Mille candeline brillavano sui suoi rami, illuminando giocattoli meravigliosi. Volle afferrarli… il fiammifero si spense… le fiammelle sembrarono salire in cielo… ma in realtà erano le stelle. Una di loro cadde, tracciando una lunga scia nella notte. La bambina pensò allora alla nonna, che amava tanto, ma che era morta. La vecchia nonna le aveva detto spesso: Quando cade una stella, c’ è un’anima che sale in cielo”. La bambina prese un’altro fiammifero e lo strofinò sul muro: nella luce le sembrò di vedere la nonna con un lungo grembiule sulla gonna e uno scialle frangiato sulle spalle. Le sorrise con dolcezza.

– Nonna! – gridò la bambina tendendole le braccia, – portami con te! So che quando il fiammifero si spegnerà anche tu sparirai come la stufa di rame, l’oca arrostita e il bell’albero di Natale.

La bambina allora accese rapidamente i fiammiferi di un’altra scatoletta, uno dopo l’altro, perché voleva continuare a vedere la nonna. I fiammiferi diffusero una luce più intensa di quella del giorno:

“Vieni!” disse la nonna, prendendo la bambina fra le braccia e volarono via insieme nel gran bagliore. Erano così leggere che arrivarono velocemente in Paradiso; là dove non fa freddo e non si soffre la fame! Al mattino del primo giorno dell’anno nuovo, i primi passanti scoprirono il corpicino senza vita della bambina. Pensarono che la piccola avesse voluto riscaldarsi con la debole fiamma dei fiammiferi le cui scatole erano per terra. Non potevano sapere che la nonna era venuta a cercarla per portarla in cielo con lei. Nessuno di loro era degno di conoscere un simile segreto!

  
H. C. Andersen La piccola fiammiferaia     

Non è tutto oro quello che luccica

Ho cominciato il mio viaggio, e subito incontro il Re di Denari, sfavillante nella sua apparenza luminosa. Nel breve volgere di mezzora, però, mi ricordo di me. Quante volte ho proiettato la mia luce, la mia forza, la mia bellezza su un altro, convinta che fossero il patrimonio di chi era con me! Bene, la prima lezione è che cerco qualcosa, anche se non so cosa, ma è importante ch’io rimanga con i piedi per terra e guardi negli occhi chi ho davanti. Troppe volte ho avuto aspettative non soddisfatte, e ci sarà una ragione, per questo. Quindi, Re di Denari, prendo quello che hai da darmi e ti dò quello che ho per te, e mi fa piacere che sia tutto così semplice. La ricerca continua, non mi faccio ingannare dalla luce dell’oro che porti.

Io cerco la persona che sia capace di amare l’altro senza per questo punirlo, senza renderlo prigioniero o dissanguarlo; cerco questa persona del futuro che sappia realizzare un amore indipendente da vantaggi o svantaggi sociali, affinché l’amore sia sempre fine a se stesso e non solo mezzo in vista di uno scopo.

Jung – Lettera a Sabina Spielrein

Sotto sotto, il vulcano ribolle

Completamente in sintonia con il mio stato d’animo, stasera pesco, guardacaso, la carta n. XV – Il Diavolo. Da un paio di giorni sono preda di una specie di febbre, ma ora mi spiego meglio. Non posso fare a meno di essere una ricercatrice spirituale, credo che questo lo abbiano capito tutti quelli che mi conoscono. Appunto sabato sera sono incappata in discorsi che hanno toccato il punto più scabroso e impreciso, che mi dà l’impressione di soffiare nelle mie giornate un leggero velo opaco. Ho sempre avuto paura dell’amore, degli uomini e dei legami, anche se ho avuto unioni importanti, matrimonio compreso. Insomma ho deciso, da nomade dell’anima quale sono, di prendere lo zaino delle mie esperienze passate sulle spalle e andare in pellegrinaggio verso l’amore. Auguratemi buon viaggio, ne ho bisogno!

Se lasci che la paura si prenda possesso di te, i tuoi capelli si rizzeranno. Cosi per la prima volta ti sarà comprendere quanto è bello il fenomeno della paura. In questo tumulto, in questo ciclone, scoprirai che da qualche parte c’è un punto dentro di te assolutamente intoccabile; e se la paura non lo può toccare allora neanche la morte potrà farlo. C’è buio e paura dappertutto; al di fuori di un piccolo centro assolutamente trascendentale. Non che tu stai cercando di trascendere, stai semplicemente permettendo alla paura di prendere il possesso totale; ma improvvisamente diventi consapevole del contrasto.

Osho –  Above All, Don’t Wobble