
Arriviamo a questo mondo in perfetta solitudine, non c’è nessuno che ci guida nel cammino. Possediamo un sufficiente istinto animale per uscire dall’utero della madre ed entrare nel mondo. Immagino che succeda lo stesso quando ce ne andiamo, la certezza è che siamo, anche in quel caso, soli. La carta n. IX L’Eremita mi ricorda proprio questo, l’essere sola ma dotata di quell’istinto che mi permette di affrontare tutto. La lampada che è nelle mie mani non mi appartiene, appartiene al genere umano, o forse alla Natura intera. Il bastone che mi aiuta nel cammino poggia sulla Terra, che mi dà anche il nutrimento necessario alla sopravvivenza. Ecco, in certi momenti è salutare ricordarsi che siamo uno con Tutto, e allo stesso tempo siamo soli. Un mistero, un enigma insolubile, è ciò che mi fa vivere ogni giorno come un’avventura strordinaria.
Lamento di fanciulla
Negli anni dell’infanzia
Di noi tutte era mite questa voglia
Di essere sole a lungo.
Altri passavano il tempo in contese,
noi avevamo la nostra parte
di mondo, col vicino e col lontano,
un animale, un sentiero, un’immagine.
Ed io credevo ancora che la vita
Mai non cessasse di offrire i suoi doni
Al pensiero che di sé si alimenta.
L’orizzonte più vasto non è in me?
Ciò ch’è mio non vuol più consolarmi
E comprendermi come nell’infanzia?
D’un tratto è come se fossi respinta
E un peso troppo grande
Mi diventa questa solitudine,
quando, alta sui colli
dei miei seni l’anima gridando
invoca ali o una fine.
Rainer Maria RIlke – Poesie







