La visione

Oggi è il giorno della visione. Ho avuto uno spiraglio di luce sul futuro, sul cambiamento in atto. Accadono molte cose, in questi giorni, l’inizio del blog ha dato una accelerata agli eventi. Insomma, ho saputo che esiste per me la concreta possibilità di essere meno impegnata dal lavoro. E’ stata la scoperta di oggi. Mi ha scombussolato, ho dovuto guardare alla mia vita in modo diverso. Tutto molto bello, e anche totalmente sconosciuto e inesplorato. Un po’ di tremore dentro, quindi, e una sensazione di libertà che non ricordavo da anni. La Papessa è lì, serena e cosciente, e mi ricorda che panta rei, tutto muta. Sono entrata con gioia e sgomento in questo nuovo fiume, come se un vincolo si fosse sciolto. Ma la vita è così, a volte inaspettatamente le cose si aprono e si vede una possibilità di cambiare. Ci vuole solo il coraggio della Papessa, immutabile e cosciente.

Mancavano tre notti perché la falce lunare si richiudesse inun cerchio perfetto. quando la luna rifulse pienissima e venne tutta rotonda a contemplare la terra, Medea uscì di casa con indosso una veste slacciata, a piedi nudi, i capelli sparsi sulle spalle, e si spinse con passi errabondi per i muti silenzi della mezzanotte. Uomini, uccelli, bestie, si erano abbandonati alla profonda quiete. Non un mormorio viene dalle siepi; tacciono, immobili, le fronde, tace l’aria umida. Palpitano soltanto le stelle, e tendendo le braccia verso di queste, essa tre volte gira su se stessa, tre volte si sparge sulla chioma acqua di fiume, tre volte schiude le labbra e ulula, e inginocchiatasi sulla terra nuda dice:

“Notte, fedelissima custode dei misteri; astri d’oro che con la luna succedete ai bagliori del giorno; e tu, Ecate dalle tre teste, che sai cosa tento e vieni a dar forza alle cantilene e alle arti dei maghi; Terra,che fornisci ai maghi erbe potenti, e voi brezze eventi e monti e fiumi e laghi, dèi tutti delle foreste, dèi tutti della notte, assistetemi! Grazie a voi, quando voglio i fiumi tornano fra le rive stupite alle sorgenti, rendo immoto il mare agitato, immoto lo agito per incantesimo, nuvole scaccio e nuvole raduno, mando via i venti oppure li chiamo, faccio scoppiare recitando formule la gola alle vipere, sradico e smuovo le pietre, le querce, le selve, ordino ai monti di tremare, al suolo di muggire, alle ombre di uscire dai sepolcri. […].

Ora occorrono succhi perché la vita di un vecchio, rigenerata, si ridipani e torni agli anni fiorenti della gioventù. E me li darete. Non per nulla infatti le stelle hanno ammiccato, non per nulla, tirato dal collo di draghi alati, ecco qui un cocchio!” E un cocchio sceso dal cielo era lì ad aspettarla.

Ovidio- Le metamorfosi

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