Mi riposo, guardo dentro.

Potrebbe sembrare che questo uomo, coperto col mantello nero della solitudine, pianga il liquido versato dalle tre coppe. Potrebbe inoltre venire alla mente che l’individuo di cui sopra sia preda dei sensi di colpa, per aver rovesciato i contenitori, disperdendo il prezioso contenuto. Guardando da un altro punto di vista, questo Cinque di Coppe mi fa venire in mente la consapevolezza, senza speranza né aspettative, del punto in cui ci si trova. E’ vero, la maggior parte del patrimonio se ne è andato, ma rimangono due coppe, piene e pronte a ricominciare. Mi sento proprio così,oggi è stata una giornata introspettiva, in cui ho fatto i conti con alcune cose perdute. Allora non mi resta che rimanere in compagnia della tristezza che accompagna ogni fine, guardando il fiume che continua a scorrere. Fino a che sono su questo pianeta troverò risorse per ricominciare. Non ho altro da fare, d’altronde.

“Oh, non che andasse poi tutto così male… Perché Dio non ti sbatte mai una porta in faccia senza prima averti aperto almeno una scatola di biscotti; all’ombra nefasta di quel dolore è successo anche qualcosa di bello. Tanto per fare un esempio, mi sono messa finalmente a studiare l’italiano. E poi mi sono trovata una guru indiana. Poi sono stata invitata da un vecchio sciamano a vivere con lui in Indonesia”.

Elizabeth Gilbert – Mangia,prega, ama.

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